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Alghero e dintorini

C’e un antica disputa sul nome di Alghero: chi lo vuole simile ad Algeri o Algeciras, e vorrebbe dire "golfo riparato con un’isoletta nel mezzo"; chi invece tira in ballo i cumuli di alghe che si formano in fondo al golfo alla fine di ogni mareggiata, per dire che questo sarebbe, molto più semplicemente, il "luogo delle alghe marine".

Il nome sardo, S’Alighera, suona proprio cosi; e così forse suona il nome catalano della città, che fa Alguèr. Si legge Alghè; nel dialetto che si parla qui, L’Alghè. Dialetto, o meglio lingua. Perché ad Alghero si parla una variante della lingua catalana di Barcellona e dintorni: e Alghero la chiamano anche, un po’ enfaticamente, Barcelloneta.

Di questo lungo bagno di civiltà catalana Alghero ha conservato molto. Non soltanto le architetture di diverse chiese, the sono autentici trionfi del gotico-catalano, ma anche le tradizioni popolari (le processioni della Settimana Santa rivaleggiano con quelle di Siviglia), le canzoni e le musiche (ci sono cori e complessi the coltivano questa bella eredita), i giochi dei bambini. Ma soprattutto la lingua. E stato detto the un catalano di oggi the sbarcasse ad Alghero (e succede spesso, perche vengono crociere e charter) e sentisse la gente parlare in algherese proverebbe la stessa impressione di un italiano che, scendendo a Firenze, sentisse i fiorentini parlare nella lingua dei tempi di Dante. E quello che successe verso la fine del secolo scorso, quando dapprima qualche isolato intellettuale e poi sempre più numerosi letterati, poeti e filologi vennero dalla Catalogna ad Alghero; e gli algheresi andarono in Catalogna, la "patria d’Occidente".

Fu un fenomeno d’elite, the e passato alla storia col nome di retrobament, il ritrovamento: gli algheresi ritrovavano l’antica madre, Barcellona recuperava memoria della sua colonia sarda preferita. Non fa meraviglia, dunque, the Alghero sia stato il primo segmento di Sardegna a sperimentare le fortune dell’attività turistica: già all’inizio degli anni Cinquanta la chiamavano la "porta d’oro" del turismo sardo.

Incastonata in un golfo tutto azzurro e oro (il calcare del Capo Caccia, che lo chiude a nord, proteso nel mare come un gigante addormentato), Alghero e ancora oggi cosi bonita the la bellezza del paesaggio potrebbe far dimenticare l’onda lunga della storia the batte ai piedi delle sue torri e dei suoi bastioni.

Se si riesce a mixare paesaggio e storia, allora si capisce Alghero fino in fondo.

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